SERGIU CELIBIDACHE–Un maestro speciale

16.09.2011 13:07

 

A quindici anni dalla sua scomparsa (15 agosto 1996), per un attacco di cuore, Sergiu Celibidache rimane un direttore d’orchestra e un uomo misterioso e allo stesso tempo affascinante. Egli è stato uno dei più importanti e brillanti direttori d’orchestra del XX secolo, che aveva iniziato una carriera fulminante e da sogno, nel 1945 (32 anni), nella Berlino postbellica distrutta, dopo aver vinto un concorso per direttori d’orchestra, ed essere stato eletto direttore d’orchestra generale dei Berliner Philharmoniker, temporaneamente fino al ritorno di Wilhelm Furtwangler (direttore stabile dei Berliner in quel periodo) dall’esilio in Svizzera. Dopo un’odissea tanto trionfale quanto tortuosa, attraverso le sale da concerto di tutto il mondo e dopo che Herbert von Karajan gli venne preferito alla direzione dei Berliner, succedendo a Furtwangler, solo perché non era Tedesco, nel 1979 diventa direttore stabile dei Munchner e Generalmusikdirektor del Comune di Monaco. Nei concerti dell’ormai anziano Celibidache con i Munchner Philharmoniker, produce altezze celestiali che sfociano in vere e proprie meraviglie sonore. Le sue mani disegnavano bellissimi movimenti fluidi, stringeva il pugno per segnare con forza l’accordo in Mib maggiore dell’”Eroica” di Beethoven, oppure il suo corpo oscillava, o meglio, ondeggiava, poiché le sonorità prendeva corpo in tutta la sua elettrizzante dinamicità. La sua musica si materializzava nei suoi movimenti e osservarlo era un vero spettacolo. Il maestro Celibidache, l’uomo esotico dei Balcani, è stato colui che nella Berlino postbellica riuscì a dimostrare che la musica era sopravvissuta al terrore dei nazisti. Egli, nel campo musicale, viene ricordato come il maestro scontroso che non concedeva interviste, un uomo difficile e allo stesso tempo affascinante per come si imponeva all’orchestra per ottenere la perfezione nelle esecuzioni.

 

 

Non usava incidere dischi, perché per lui erano “CREPES SONORE” ossia “M…da” (così usava definire le incisioni dicografiche), e inoltre non dirigeva opere liriche, poiché li considerava mezze calzette nel campo dell’arte. Il Maestro rumeno, quindi, predicava una sua filosofia personale non proprio facilmente comprensibile, in quanto amava scuotere le ferme opinioni, scioccare tutti con battute critiche fulminanti, insomma un uomo senza peli sulla lingua. Egli diceva: “Se una persona va a sentire un concerto portandosi dietro l’esperienza dell’ascolto di brani registrati, le urla della moglie, e via discorrendo, non è un uomo ricco di esperienze acustiche, perché quando va ad un concerto deve lasciare tutto quanto a casa, portandosi dietro solo le speranze e mettersi ad ascoltare, finché può accadere qualcosa dentro. E’ difficile da comprendere, ma la musica non è altro che questo”.

Un direttore d’orchestra non è automaticamente anche un musicista, certo lo può essere; ma uno che crea ordine nell’orchestra, che fa suonare all’unisono gli strumenti affinché nessuno suoni troppo alto e venga così a crearsi una determinata funzione musicale, non può certo dirsi musicista. Perché questa è solo la condizione di partenza per fare musica “.

Quando Celibidache faceva volteggiare l’orchestra attraverso un ‘Ouverture di Rossini, o la conduceva dai fremiti degli accordi minori, nell’Ouverture del “Don Giovanni” mozartiano, fin nel vorticoso giro degli accordi graziosi in La maggiore, i suoi avanbracci giravano come ali di un elicottero seguendo un divertente principio di rotazione. Per questo egli affermava che dirigere è una possibilità, anzi l’opportunità di liberarsi. Celibidache è stato un grandioso direttore d’orchestra, in quanto semplicemente sapeva creare le condizioni affinché i musicisti che facevano parte dell’orchestra, potevano esprimere la loro musicalità. Infatti, egli affermava:” Cento musicisti in un’orchestra sono cento persone diverse con cento reazioni diverse, di fronte a un unica partitura. Queste cento reazioni diverse devono accordarsi con l’idea del compositore, cioè esattamente il processo che vuole attuare, attraverso la direzione, il direttore d’orchestra, eseguendo la volontà del compositore”.

Un cornista dell’Israel Philarmonic Orchestra, che conosceva il Maestro, disse :” I direttori d’orchestra li divido in due categorie; quelli che sono come poliziotti, attenti che tutti suonino insieme, che uno non attacchi troppo presto, ecc., e quelli che sono scultori che creano. Per me Celibidache apparteneva a entrambe le categorie”. Lui non era soltanto un direttore d’orchestra, ma un Maestro speciale, come ne esistono pochi al mondo. E per maestro intendo colui che non sa solo dirigere bene, ma che ti porta a scoprire nuove sfumature in un brano, nel momento in cui lo esegui, perché dici a te stesso : questo assolo l’ho già suonato più di dieci volte ma non sapevo di poterlo interpretare anche in quest’altro modo. E se qualcuno riesce a strapparti dalla routine e a portarti a dare il meglio di te, allora quello sì che è davvero un maestro speciale.