Igor Stravinsky : l’”Histoire du soldat”

15.10.2011 11:51

 

 

 

Igor' Fëdorovič Stravinskij (Lomonosov, 17 giugno 1882 – New York, 6 aprile 1971) è stato un compositore russo naturalizzato francese, e in seguito statunitense. i suoi lavori non sono ben definiti come periodo storico, in quanto essendo un compositore eclettico e come tale ebbe varie fasi della maturazione musicale, possiamo dire che i suoi lavori rientrano nell'ambito del neoclassicismo per poi arrivare alla serialità, ma la sua popolarità è affidata a tre balletti composti durante il suo primo periodo (noto come il periodo russo): L’UCCELLO DI FUOCO (1910), PETRUSHKA (1911) e LA SAGRA DELLA PRIMAVERA (1913), opere che reinventarono il genere del balletto. Stravinskij scrisse per ogni tipo di organico, spesso riutilizzando forme classiche. La sua opera omnia include composizioni d'ogni genere, dalle sinfonie alle miniature per pianoforte. Del periodo di parigino sono la sinfonia di Salmi per coro e orchestra, affermando una nuova tendenza nella musica religiosa che egli coltiverà in modo particolare nel secondo dopoguerra. Attraverso i balletti Jeux de cartes (1937) e Orpheus (1947), inframmezzati da alcune importanti opere orchestrali, quali il Divertimento (1934), il Concerto in mi bem. “Dumbarton Oaks” per fiati (1938), la sinfonia in do (1940), la sonata per due pianoforti (1944) e la sinfonia in tre movimenti (1945), alla maniera preclassica, Stravinskij arriva cosi alla Carriera del Libertino, melodramma in tre atti su libretto di W.H. Auden, il quale rappresenta il culmine del paradosso neoclassico stravinskiano. L’opera allestita a Venezia al teatro La Fenice, l’11 settembre 1951, suscito un grande scalpore, tanto da far credere che ormai il compositore fosse giunto alla totale cristallizzazione della propria esperienza eclettica, ma non fu cosi, infatti Stravinskij, tramite il più radicale allievo di Schonberg, Anton von Webern, scopri la tecnica dodecafonica e seriale, sperimentandola già a partire dalle sue composizioni del 1952 come il Settimino.

Ottenne grande fama più come compositore e pianista, ma meno come direttore d’orchestra, anche se dirigeva spesso le prime delle sue composizioni. Sin dal 1936 pubblicò le proprie memorie (Chroniques de ma vie), un documento importante dal punto di vista storico, ma anche per comprendere l’itinerario stilistico e ideologico del compositore. Successivamente, del 1942, è la pubblicazione della propria poetica musicale (Poétique musicale), la quale era una sintesi delle lezioni da lui tenute nel 1939 alla Harvard University in America, in cui tra le altre cose dichiarava che la musica è incapace "di esprimere niente altro che se stessa".

 

Stravinskij nacque a Oranienbaum (oggi Lomonoscov), nelle vicinanze di San Pietroburgo, in Russia. Cresciuto in un appartamento e dominato dal padre e dal fratello maggiore, la sua infanzia fu la cosa più lontana dall'artista cosmopolita che sarebbe poi divenuto. Anche se il padre, Fedor Ignat’evic stravinskij, era un basso del Teatro Mariinskij, Igor originariamente si dedicò agli studi di giurisprudenza: la composizione arrivò in seguito. Nel 1902, a 20 anni, divenne il pupillo di Nikolaj Rimskij-Korsakov, con tutta probabilità il maggior compositore russo del tempo.Igor Stravinskij nel 1903 Lasciò la Russia per la prima volta nel 1910, dirigendosi a Parigi per assistere alla prima del suo balletto L'UCCELLO DI FUOCO. Durante il suo soggiorno, compose tre importanti opere per i balletti russi: L'uccello di fuoco, Petrushka e La sagra della primavera. Da questi balletti si può comprendere il suo cammino stilistico; da L'uccello di fuoco, il cui stile si accosta ancora a quello di Rimskij-Korsakov, alla bitonalità di Petrushka, alla dissonanza polifonica e selvaggia della Sagra della primavera. Come lui stesso disse, con queste prime la sua intenzione era di mandare il pubblico "a quel paese". E ci riuscì: la première della Sagra nel 1913 si trasformò in una sommossa.

Il musicista mostrava un inesauribile desiderio di imparare ed esplorare l'arte, la letteratura, la vita. Questo desiderio si manifestava in molte delle sue collaborazioni parigine. Non fu solamente il principale compositore per i Ballets Russes di Sergej Diaghilev, ma collaborò anche con Picasso (Pulcinella nel1920), Jean Cocteau (Oedipus Rex nel 1927) e George Balanchine (Apollon Musagete o Apollo nel 1928).

Anche Petrushka, d'altronde, si distingue come L'uccello di fuoco per la sua partitura ed è il primo tra i balletti di Stravinskij ad attirare l'attenzione sulla mitologia popolare russa, tra gli altri impressionò molto soprattutto Debussy con i suoi ritmi. Ma è il terzo balletto, La sagra della primavera del 1913 (un anno dopo l'altrettanto "scandaloso" Pierrot Lunaire di Schoenberg), a venir generalmente considerato l'apoteosi del "periodo fauve" di Stravinskij. Qui, il compositore pone l'accento sulla brutalità della Russia pagana, descrivendo questi sentimenti con motivi pungenti e rozzamente abbozzati che occhieggiano in tutta l'opera. Molti i passaggi famosi, ma due degni di particolare nota: il motivo d'apertura suonato da un fagotto con note all'estremo del suo registro, quasi fuori estensione; e il poliaccordo di otto note eseguito dagli archi e accentato dai corni in controtempo. La ritmica ossessiva a blocchi unita alla politonalità fece scandalo nella Parigi dell'epoca quasi come un secondo Wagner.

Nel 1914 Stravinskij ebbe successo con Le Rossignol(L'usignolo), opera in tre atti cominciata già durante gli studi con Rimskij-Korsakov, da quest'opera verrà ricavato il balletto Le chant du rossignol del 1920. Altre opere di questo periodo comprendono Renard (1916), e l’ Histoire du soldat (1918), opere composte dopo l'abbandono di Pietroburgo e il trasferimento a Morges, in Svizzera nel 1914.

L'Histoire du soldat è un'opera da camera in cui Stravinskij fonde tutte le esperienze accumulate fino ad allora, dall'impressionismo alla politonalità, dal cabaret al jazz, genere in cui il compositore si interessò anche nella strumentazione, sostituendo il sassofono al fagotto, considerato più penetrante (nel 1918 compose anche Ragtime per undici strumenti); l'ambientazione dell'opera è stata accostata da alcuni al cubismo: sono state trovate analogie proprio tra l'evoluzione dei linguaggi di Stravinskij e di Picasso, accostando il periodo russo-impressionista del compositore ai periodi rosa e blu del pittore.

Histoire du soldat è un'opera da camera ("Storia da leggere, recitare e danzare in 2 parti") su libretto in francese di Charles-Ferdinand Ramuz, composta da Igor Stravinskij nel 1918, durante il suo esilio in Svizzera.

La vicenda si basa su due fiabe popolari russe ("Il soldato disertore e il diavolo" e "Un soldato libera la principessa") tratte dalla raccolta di Aleksandr N. Afanas'ev, pubblicata fra il 1855 e il 1864; queste due fiabe di tradizione orale, in particolare, risalgono presumibilmente al periodo della guerra russo-turca (1827-1829) e al relativo reclutamento forzato imposto dallo zar Nicola I (1825-1855) per far fronte alle esigenze del conflitto.

Se confrontata ai precedenti lavori di Stravinskij, la partitura de L'histoire du soldat appare quanto mai asciutta e scarna, oltre che lontana da ogni forma di pittoricismo. La sua bizzarra strumentazione assicura la gamma più vasta nelle tre principali qualità di timbro: due legni opposti (clarinetto e fagotto), due ottoni opposti (cornetta e trombone) e due archi opposti (violino e contrabbasso); a questi sei strumenti si aggiunge l'organico delle percussioni (Grancassa, Field drum, 2 tamburi rullanti di diversa grandezza, Piatto sospeso, Triangolo e Tamburello basco), raccolte in una batteria affidata ad uno solo esecutore.

I riferimenti musicali sono non meno cosmopoliti della strumentazione: una marcia, un valzer e un corale compaiono a fianco di un tango e un ragtime. L'opera si rifà al ciclo di leggende popolari che hanno per protagonista il soldato disertore e il diavolo che, grazie alle sue astuzie, riesce a rubargli l'anima, impersonata musicalmente dal violino solista.

Dall'opera il compositore russo trasse nel 1919 due suite: una da concerto con lo stesso organico strumentale (ma senza le parti vocali) e un'altra per violino, clarinetto e pianoforte.

 

LA TRAMA DELLA SUITE “HISTOIRE DU SOLDAT”

Joseph è un soldato in licenza che sta tornando verso casa; si accoccola appresso alla riva di un ruscello e fruga nel proprio zaino, estraendone un medaglione portafortuna raffigurante il suo santo protettore, uno specchio, la foto della sua ragazza ed infine un violino da pochi soldi cui è però attaccatissimo. Mentre lo suona gli si avvicina un anziano signore con un retino per farfalle, che è in realtà il diavolo sotto mentite spoglie: egli si avvicina a Joseph, chiedendogli di vendergli il suo violino. Joseph rifiuta, ma il diavolo gli propone di barattarlo con un misterioso libro che contiene indicibili ricchezze; sfogliandolo Joseph si accorge che vi sono riportati fatti che ancora non sono accaduti: in questa maniera potrebbe facilmente diventare ricco e potente. Il diavolo propone al soldato un patto: resteranno tre giorni insieme durante i quali Joseph gli insegnerà a suonare il violino e lui insegnerà a Joseph a leggere il libro. Il soldato accetta. Allo scadere dei tre giorni, però, tornando finalmente a casa, Joseph si rende conto che non sono passati tre giorni ma tre anni: la sua ragazza si è sposata con un altro ed ha un bambino, e la madre lo crede morto, come tutti in paese. Joseph va alla ricerca del diavolo, lo trova ad un incrocio in veste di mercante di bestiame e ci si scontra, furioso. Il diavolo cerca di consolarlo ricordandogli che ora ha il libro: il soldato lo prova ed effettivamente accumula in breve enormi ricchezze, ma si rende conto ben presto che gli interessa di più riottenere gli affetti e la vita che aveva prima. Diventato ricchissimo, Joseph rincontra ancora il diavolo sotto forma di una vecchia mezzana, che prova a vendergli un medaglione portafortuna, uno specchio, la foto della ragazza ed infine un violino; Joseph riconosce i suoi oggetti e recupera il violino, ma si rende conto che non è più in grado di suonarlo: il violino resta muto. Il soldato si sbarazza di tutti i suoi averi e di tutte le sue sostanze; più povero di prima e senza neppure il suo vecchio zaino con le poche cose care e significative dentro, si rimette in marcia, convinto almeno di essersi liberato definitivamente del diavolo (dato che ha infranto l'incantesimo del libro magico) e di poter ricominciare daccapo a vivere sotto il segno dell'autenticità. Ma, invece di tornare al suo paese, parte alla ventura e finisce in un nuovo posto a lui ignoto: appena entrato in una locanda per rifocillarsi, salta di nuovo fuori un personaggio (evidentemente ancora il diavolo) che dice di essere stato soldato come lui un tempo e di volerlo aiutare, giacché lo vede male in arnese. Contemporaneamente passa un banditore che annuncia che la figlia del re è gravemente malata e che chiunque riuscirà a guarirla l'avrà in sposa. Lo sconosciuto esorta il soldato a farsi avanti, dicendo di essere un medico-soldato (cosa naturalmente falsa) e il soldato, sentendosi per questo ringalluzzito e comunque consapevole di non avere niente da perdere da questa avventura, gli dà retta. Appena uscito dall'albergo, però, si ritrova come d'incanto alle porte dei giardini del palazzo reale. Il soldato si fa avanti chiedendo del re e viene accontentato. La fanciulla sta male perché è posseduta dal demonio e il diavolo stesso, in tenuta da violinista virtuoso, accoglie come un cameriere di corte il soldato in una camera del palazzo, dopo che lo stesso sovrano gli ha fatto gli onori di casa dando il suo benestare alla prova cui il soldato intende sottoporsi (e che già molti, prima di lui, hanno fallito). Il diavolo rimprovera però anche il soldato della sua sconsideratezza e si diverte a provocarlo, mentre quest'ultimo sa di non potere nulla contro la sua potestà infernale. Ma il narratore interviene a questo punto per incitare il soldato a ribellarsi e a vendicarsi, cosicché il soldato decide di sfidare il diavolo a carte a lume di candela facendo leva sul suo stesso orgoglio: così lo fa ubriacare e vincere la partita. Pur avendo per questo perduto tutti i soldi che gli rimanevano, il soldato riesce a riprendere possesso del suo violino e si mette a suonarlo sul corpo del diavolo, rovinato a terra completamente sbronzo. Si riapre il sipario. Una grande luce inonda la camera della principessa, la quale giace nel suo letto e non si muove. Il soldato entra nella stanza e comincia a suonare tre danze: subito dopo le prime battute del Tango, ella apre gli occhi, si volta verso il soldato, si siede sul letto, si alza in piedi e, finalmente, si mette a danzare. Poi il soldato e la principessa si abbracciano, mentre riappare in scena il diavolo in tenuta da... diavolo, camminando a quattro zampe. I due provano a ricominciare a danzare, questa volta insieme, ma il diavolo incalza per riavere il violino finché il soldato ha un'idea: si rimette a suonare lo strumento costringendo il diavolo a ballare fino allo sfinimento. Il soldato e la principessa possono riabbracciarsi al cospetto del diavolo stramazzato al suolo ma, poco dopo, questo è già in piedi e li maledice. Il soldato e la principessa sono ormai sposati; il soldato è convinto di avere finalmente tutto ciò che conta nella vita, ma la principessa lo induce suo malgrado in tentazione, rinfocolando nel cuore del suo amante la divorante nostalgia del suo paese natio. E proprio alle soglie del suo paese giungono insieme per quella che vorrebbero fosse soltanto una innocua rimpatriata mordi e fuggi: ma appena il soldato passa il confine del regno il diavolo, che lo attende al varco, se lo porta via per sempre al suono di una marcia trionfale, tenendo fede alla sua maledizione.