I clarinetti dalla doppia tonalità

06.05.2014 17:32



La maggior parte dei musicisti e dei costruttori impegnati nelle migliorie del clarinetto aspiravano a uno strumento che potesse soddisfare le richieste dei  compositori, come per esempio spaziare in tutte le tonalità, in modo da eliminare le difficoltà che risultavano con l'alternanza dell'uso di più strumenti tagliati nelle diverse tonalità. Molti di loro avevano pensato di ovviare a questo problema aumentando il numero delle chiavi e dei collegamenti delle leve, le quali rendevano possibili posizioni alternative altrimenti complicate, ma ben presto ci si accorse che questi esperimenti non portavano a nessun successo. Tuttavia alcuni musicisti e costruttori ingegnosi intrapresero alcuni tentativi per risolvere questo problema, costruendo i cosiddetti "Clarinetti dalla doppia tonalità".

Con molta probabilità fu il francese J. F. Simiot (colui che aggiunse al clarinetto in fase di sviluppo le due chiavi laterali per i trilli )  a fare il primo tentativo in questo senso, costruendo nel 1808 un clarinetto in Do, che poteva essere trasformato in un clarinetto in si bemolle per mezzo di dieci registri distribuiti per tutta la lunghezza dello strumento. Sulla stessa scia anche Carl Baermann, insieme al costruttore di strumenti di Monaco  Benedikt Pentenrieder costruì un clarinetto a doppia tonalità che per lo stesso Baermann si dimostrò un flop a causa del gran numero di chiavi. Un altro clarinettista, J.S. Hermstedt, cercò di risolvere lo stesso problema costruendo un clarinetto il cui bocchino era collegato al barilotto per mezzo di una vite filettata collegata a sua volta a un registro
che si trovava nel pezzo centrale e che faceva si che lo strumento cambiasse la sua tonalità da si bemolle a quella di la. Nel 1847 anche un altro costruttore
di strumenti francese F. Triebert tentò di costruire un "clarinetto multifonico" che, come lo strumento di Simiot, poteva essere tagliato nelle tonalità di Do, di Si bemolle o di La grazie ad alcuni registri. La costruzione dei clarinetti " multifonici", fino a quel momento, non poneva problemi, ma certamente non erano strumenti in grado di soddisfare le esigenze d'intonazione degli strumentisti.

Su questo tipo di problema intervenne anche L. A. Buffet, il quale escogitò, rispetto a quella di Simiot, un'idea del tutto nuova. Egli inventò un clarinetto dalla doppia tonalità, di cui ottenne il brevetto nel 1862, attraverso l'incastro di due tubi metallici l'uno nell'altro. Sul tubo esterno si trovava l'intero meccanismo che si differenziava da quello di un normale clarinetto per il fatto che ogni anello e ogni chiave funzionavano in due punti del fusto dello strumento, cioè per i fori della tonalità di La e per quelli della tonalità di si bemolle. Il tubo di rivestimento interno aveva la stessa serie di fori che però erano disposti in modo tale che solo alcuni di essi corrispondevano con quelli del tubo esterno, mentre gli altri rimanevano chiusi. Quindi la serie di fori, e di conseguenza anche l'intonazione, veniva cambiata girando la campana. Anche il clarinettista inglese James Clinton si appropriò dell'idea di Buffet ottenendo nel 1891 un brevetto tedesco per essa. Negli anni '80 dell'800 la ditta dei fratelli Berthold di Speyer costruì un clarinetto doppio molto tozzo, frutto della collaborazione con il clarinettista amburghese Theodor Lässing, il quale si fece rilasciare il brevetto per questo strumento nel 1889. Questo clarinetto era composto da un corpo munito di due perforazioni, in un bocchino e in una campana. A seconda della posizione di una valvola interna l'aria veniva incanalata nei fori della tonalità di La o in quelli della tonalità di Si bemolle.

 Anche i costruttori di strumenti musicali di nazionalità italiana furono fortemente interessati alla soluzione di questo problema. Infatti, dopo che un certo Rossi, nel 1880, ne aveva inventato uno, la ditta Maino & Orsi, sette anni più tardi, mise sul mercato un "clarinetto a doppia tonalità" prendendo a modello l'idea di Simiot. Successivamente la ditta Agostino Rampone di Milano, costruì nel 1901 un modello molto interessante dietro i suggerimenti del clarinettista milanese
Leoni. Caratteristica di questo  doppio clarinetto Si bemolle/La era che possedeva una serie doppia di fori e chiavi; i fori che producevano la scala nella tonalità di Si bemolle erano disposti in modo più alto rispetto a quelli che producevano la scala nella tonalità di La. I fori dell'una e dell'altra serie venivano chiusi per mezzo di una levetta situata lungo lo strumento, così facendo allo strumentista bastava spostare la levetta per poter suonare nell'una o nell'altra tonalità.

L'ultimo tentativo in questo campo è rappresentato da un clarinetto molto complicato, che venne creato da un dentista viennese, un certo dottor Loos. Questo modello fu mostrato all'esposizione musicale a Francoforte sul Meno nel 1927. Nello stesso anno ottenne il brevetto in Austria e tre anni più tardi anche in Germania.